Sì alla nuova sistemazione del Ceneri

Sono almeno due le ragioni che inducono a un certo sconforto nella notizia dell’opposizione inoltrata dal Tcs al nuovo progetto di sistemazione della strada cantonale del Monte Ceneri. La prima sta nel fatto che il Touring Club si vanta di essere nato, cent’anni fa, come associazione in difesa dei ciclisti. La seconda è che la spericolata (o spudorata?) difesa ad oltranza di un unico utente della strada (l’automobile) sia proposta nel nome della sicurezza.

Preso atto che la vocazione degli esordi del club si è definitivamente persa per strada (almeno in Ticino), resta da entrare nel merito della “questione sicurezza” dove, nelle considerazioni del club, argomentazioni pretestuose e omissioni sembrano fare a gara.

Vediamone alcune in dettaglio, tenendo conto del fatto che la strada cantonale del Monte Ceneri è soggetta a un limite di velocità di 80 km/h (anche se nessuno si occupa di farlo rispettare) e che l’alternativa autostradale (più ecologica, comoda e riposante), per il tratto di nostro interesse – cioè tra Rivera e Cadenazzo – ha gli stessi tempi di percorrenza (misurati!).

1. La sistemazione del Monte Ceneri – così come è stata ora approvata – è una soluzione di compromesso che cerca di distribuire vantaggi a tutti coloro che rispettano il codice della strada. Tra le tre proposte preliminari formulate dall’Upi, ProVelo Ticino, insieme all’Ata, aveva inizialmente sostenuto quella di corsie ciclabili separate da quelle per i mezzi motorizzati; ciò avrebbe tolto la possibilità del sorpasso. Possibilità che invece il progetto poi sostenuto garantisce, in modo alternato, per entrambe le direzioni di percorrenza. Il Tcs, un po’ furbescamente, omette nel suo comunicato di menzionare che questa comoda doppia corsia, per alcuni tratti, c’è anche in discesa, ciò che dunque garantisce la possibilità di superare un veicolo lento senza trasgredire le regole.

2. Sono pochissimi i mezzi articolati lenti che transitano sul Ceneri. Per loro è molto più comoda l’autostrada. E i trattori, menzionati dal Tcs, li ha mai visti qualcuno? Tutti (o quasi), specialmente in discesa, sono quindi in grado di approssimarsi alla velocità limite consentita. Le probabilità che si “proceda incolonnati” per lunghi tratti sono, di conseguenza, alquanto ridotte. Ciò che il Tcs in sostanza sembra volere, è che la vecchia strada del Ceneri rimanga la pericolosissima succursale locale dell’autodromo di Monza, dove le normali regole stradali non hanno corso.

3. Il Tcs evita di menzionare che negli ultimi anni gli incidenti – anche letali – sulla strada del Ceneri sono stati diversi (l’ultimo mortale, lo scorso dicembre). Evita anche di specificare che tra “i sei episodi” che hanno coinvolto ciclisti, uno ha riguardato un investimento che ha ucciso il pedalatore.

4. Presumiamo – senza correre troppi rischi di sbagliarci – che l’estensore dei comunicati del Tcs non si sia mai avventurato in bicicletta sul Ceneri e che quindi gli risulti difficile valutare la sua eventuale “attrattiva” turistica. Resta invece il fatto che il Monte Ceneri è il passaggio obbligato dell’unico percorso ciclabile nazionale che attraversa la Confederazione da nord a sud (il n. 3, da Basilea a Chiasso). E se attualmente non è troppo frequentato in bicicletta è – spesso – più per il disagio e la continua e angosciosa percezione del pericolo, che per le sue pur innegabili differenze altimetriche. Disagi e pericoli che peraltro inducono molti turisti – che, nonostante le ridotte possibilità offerte dal Ticino, optano comunque per la bici – a preferire l’alternativa ferroviaria tra Giubiasco e Rivera.

5. Il disagio dei ciclisti è attualmente condiviso da molti automobilisti e camionisti rispettosi dei limiti di velocità, costretti a invadere la corsia ciclabile tratteggiata per liberare la strada anche a chi non intende rispettare i limiti. Ciò pone spesso questi conducenti, nelle numerose semicurve in salita, improvvisamente alle spalle – e in rotta di collisione – di un ciclista. A questo proposito, risulta anche del tutto incomprensibile la presa di posizione dell’Astag e di Les Routiers Suisses, piazzatisi a ruota di Tcs e Acs (anch’esso autore di un’opposizione): i mezzi pesanti ottengono infatti solo vantaggi nella nuova sistemazione stradale, proprio perché non sono più costretti a invadere la corsia ciclabile. E comunque: che ragioni hanno, questi – creando fastidi e inquinando di più e, soprattutto, avendo a disposizione la comoda alternativa autostradale – di transitare sulla vecchia cantonale, a cui invece dovrebbe essere finalmente conferita una vocazione turistica?

6. Le alternative alla strada cantonale del Ceneri proposte per le biciclette – insieme all’Acs ma anche a qualche temerario granconsigliere – sono ridicole: per lasciare spazio a una seconda, inutile, autostrada si vorrebbero confinare i ciclisti, o su una ripidissima (e proibitiva per i non sportivi) stradina che sale tra le vigne da Cadenazzo (stradina che comunque sbuca all’ultimo tornante della cantonale, lasciando invariato il problema a monte) o sulla “Strada romana” che da Quartino raggiunge direttamente la cima del Ceneri. Anche dopo la prevista sistemazione di questo suggestivo collegamento con il passo (un’impervia strada forestale in sassi, ora in parte molto deteriorata) ProVelo Ticino sfida qualsiasi granconsigliere, o adepto delle lobby automobilistiche, a percorrere questo collegamento interamente pedalando. Questo, naturalmente, utilizzando qualsiasi bicicletta che non sia un rampichino di qualità. Se non ne è capace è invitato ad astenersi dal fare proposte strampalate.

In conclusione: si spera che le associazioni che hanno inoltrato ricorso al progetto posto in consultazione abbiano modo di riconsiderare le loro posizioni. Un aiuto potrebbe darlo una escursione (magari pedalando) sulle strade di altri cantoni svizzeri. Nel confronto qualcuno potrebbe, forse, anche giungere a capire perché il cospicuo potenziale turistico dato dalla bicicletta – moltiplicato nei prossimi anni dall’apertura di AlpTransit – qui da noi sia così maldestramente gettato alle ortiche.

di Marco Vitali, per ProVelo Ticino

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